CATANIA – Si prepara al processo il macellaio Francesco Putortì, 48enne reggino accusato di aver ucciso Alfio Stancampiano, il catanese di 30 anni che a maggio scorso era entrato nella sua abitazione, e di aver ferito Giovanni Bruno, 46enne originario della provincia etnea.
Processo sulla morte del ladro catanese
Si entrerà in aula il prossimo 27 dicembre, davanti alla Corte d’Assise di Reggio Calabria.
È stata assecondata la richiesta del pm che si è occupato delle indagini, Nunzio De Salvo, che chiedeva il giudizio immediato.
Sulle spalle dell’imputato gravano le accuse di omicidio volontario e tentato omicidio. Dopo un periodo trascorso dietro le sbarre, l’imputato è adesso sottoposto agli arresti domiciliari.
La ricostruzione dei fatti
Secondo quanto ricostruito, la vittima e il 46enne ferito avrebbero tentato un furto nell’abitazione del presunto assassino, da cui i due sarebbero stati sorpresi. Rientrando nell’appartamento, Putortì avrebbe trovato i due uomini al piano superiore. A quel punto il padrone di casa avrebbe impugnato un coltello e, durante una colluttazione, colpito i due ladri.
Secondo la versione dell’imputato, i due sarebbero stati colpiti e solo dopo avrebbero tentato la fuga, facendo cadere le pistole, legalmente detenute da Putortì, che i due avevano appena rubato.
Questa ricostruzione però sembra destare dubbi tra gli inquirenti, quali ritengono invece che il macellaio abbia accoltellato i due mentre già stavano fuggendo.
Cos’è successo dopo il tentato furto
Il primo accoltellato, Alfio Stancampiano, è stato abbandonato dai complici nei giardini dell’ospedale reggino “Morelli”, dove poi è deceduto.
Il secondo, Giovanni Bruno, dopo aver traghettato per la Sicilia, è stato costretto – poiché ferito – a recarsi all’ospedale di Messina.
Non è escluso che quest’ultimo e i familiari del deceduto decidano di costituirsi parte civile nel processo.